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Stryker, quasi completo il ripristino dell’infrastruttura dopo l’attacco cyber di Handala

Stryker, quasi completo il ripristino dell’infrastruttura dopo l’attacco cyber di Handala

Dopo l’attacco cyber del gruppo filo-iraniano Handala, Stryker ha quasi completato il ripristino dell’infrastruttura.

Stryker ha quasi completato il ripristino dell’infrastruttura dopo l’attacco cyber dello scorso 11 marzo, rivendicato dal gruppo filo-iraniano Handala. Ha infatti confermato: “La nostra capacità produttiva sta rapidamente tornando ai livelli normali, con la maggior parte dei siti e delle linee di produzione critiche ripristinati“.

L’annuncio ha avuto degli effetti positivi anche sulla borsa, tanto che dopo la comunicazione le azioni di Stryker hanno registrato un rialzo del 2%. La multinazionale ha aggiunto: “I sistemi di ordinazione elettronica sono stati ripristinati per i clienti. Stiamo lavorando il più rapidamente e in modo sicuro possibile per riconciliare gli ordini, fabbricare i prodotti e consegnarli ai nostri clienti“.

La stessa Stryker ha ribadito di essere in coordinamento con esperti esterni di sicurezza informatica e le autorità competenti, che hanno cercato di sequestrare i domini collegati agli hacker criminali.

“Uno dei più rilevanti attacchi informatici contro un’azienda del settore sanitario

Quando il gruppo filo-iraniano Handala ha colpito Stryker, si è riscontrata l’interruzione dei suoi sistemi informatici in tutto il mondo. L’azienda conta 56mila dipendenti e opera in 61 Paesi. Immediata la consapevolezza della portata dell’incidente, soprattutto per i danni potenziali.

L’incidente, hanno sottolineato diversi esperti cyber, “rappresenta uno dei più rilevanti attacchi informatici recenti contro un’azienda del settore sanitario“. Tanto che le conseguenze si potrebbero ripercuotere “sulle operazioni ospedaliere e sulla distribuzione di tecnologie mediche in diversi Paesi“.

Perché colpire questo settore

La scelta di colpire un’azienda di dispositivi medici risponde ad una logica precisa e rappresenta “un segnale” geo-economico. Non si è trattato del classico ransomware ma di un attacco “con caratteristiche disruptive e potenzialmente destructive“.

Una rappresaglia cyber simile, con operazioni cibernetiche volte a colpire infrastrutture critiche e servizi digitali non causa solo danni economici. Consente infatti anche la raccolta di informazioni ed è funzionale anche ad eventuali operazioni di risposta.

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