Tra superfici d’attacco sempre più complesse, pressioni normative e attacchi che imitano comportamenti legittimi, le organizzazioni hanno bisogno di un approccio capace di osservare, interpretare e proteggere la logica delle applicazioni. In questa direzione si inserisce la collaborazione tra Sielte e Pluribus One, con Seer Box® al centro di un modello evoluto di difesa applicativa.
Negli ultimi anni molte organizzazioni hanno investito in strumenti di sicurezza perimetrale, monitoraggio e protezione del traffico applicativo. Eppure, in settori come finance, telco, utilities, manifattura, logistica e pubblica amministrazione, continua a emergere un dato di fatto: una parte crescente degli attacchi più dannosi non si presenta con pattern evidenti o codice malevolo facilmente riconoscibile.
Sempre più spesso, il problema nasce dall’abuso della logica applicativa, dall’uso improprio delle API e da sequenze di richieste che, prese singolarmente, sembrano legittime. È qui che i modelli tradizionali mostrano il loro limite: riescono a fermare molte minacce note, ma faticano a intercettare comportamenti anomali che si muovono all’interno di flussi applicativi formalmente corretti.
In questo scenario, la protezione applicativa non può più essere affrontata come semplice filtraggio del traffico. Serve un approccio capace di comprendere il comportamento dell’applicazione, il contesto operativo e le deviazioni rispetto alla normalità.
Il limite dei modelli tradizionali
Il Web Application Firewall continua a essere un componente importante dell’architettura di difesa. Ma da solo non basta più.
Le applicazioni moderne sono fatte di portali web, microservizi, integrazioni con terze parti, API interne ed esterne, componenti esposti su ambienti ibridi e multi-cloud. In questo contesto, il rischio non riguarda solo exploit noti o payload malevoli, ma anche attività apparentemente lecite che producono un effetto dannoso sul business.
Un esempio concreto: una sequenza automatizzata di richieste verso API di pagamento, provisioning, catalogo o logistica può non violare alcuna regola statica evidente, ma generare frodi, esfiltrazione di dati, manipolazione di processi o degrado operativo. In casi come questi, il vero punto non è solo “vedere il traffico”, ma distinguere il comportamento previsto da quello sospetto.
Per molte aziende, il problema è doppio. Da un lato aumenta la superficie applicativa da proteggere. Dall’altro cresce il carico operativo sui team interni e sui SOC, che devono analizzare volumi elevati di eventi, spesso con troppo rumore e con poca priorità reale.
Dalla protezione del traffico alla comprensione del comportamento
La sfida di oggi è quindi evolvere da una logica esclusivamente perimetrale a una logica di protezione applicativa più intelligente, capace di osservare il comportamento di utenti, servizi e API nel tempo.
In questa direzione si colloca l’approccio di Seer Box®, soluzione di Pluribus One progettata per il monitoraggio e il rilevamento di anomalie su applicazioni web e API. Il suo valore non sta solo nell’individuare firme note, ma nell’analizzare dinamiche di utilizzo, correlare eventi e segnalare deviazioni che possono indicare un abuso, un tentativo di exploit o un comportamento incompatibile con la normale operatività.
Questo approccio consente di lavorare su un livello che per molte organizzazioni è ormai decisivo: quello della business logic e del comportamento applicativo, dove si manifestano alcuni degli attacchi più difficili da riconoscere con strumenti tradizionali.
Il valore della partnership tra Pluribus One e Sielte
La tecnologia, da sola, non risolve il problema. Per produrre risultati concreti deve essere integrata nei processi, nelle architetture e nella governance di sicurezza dell’organizzazione.
È in questo passaggio che la collaborazione tra Pluribus One e Sielte assume un valore strategico. Da una parte c’è una tecnologia sviluppata per leggere e interpretare il comportamento applicativo; dall’altra c’è la capacità di tradurre questa componente in un modello operativo coerente con le esigenze di aziende complesse, ambienti regolati e strutture multi-sede.
Attraverso i propri servizi di integrazione e le competenze dei propri SOC, Sielte rende Seer Box parte di una capacità difensiva concreta, governabile e misurabile. L’obiettivo non è aggiungere un ulteriore strumento alla pila tecnologica del cliente, ma migliorare la capacità di rilevare eventi davvero rilevanti, ridurre il rumore operativo e accelerare il processo decisionale in fase di analisi e risposta.
Dalla visibilità tecnica al valore operativo
Per i decisori aziendali, il punto non è soltanto sapere che esiste una minaccia. Il punto è capire se la sicurezza sta migliorando davvero tempi, priorità e continuità operativa.
Per questo uno degli elementi più rilevanti dell’offerta è la possibilità di lavorare in logica Proof of Value, con una vista chiara sui risultati ottenuti in termini di analisi, supporto alle attività del SOC e valorizzazione del tempo risparmiato sulle investigazioni a basso valore.
Questo è un aspetto centrale soprattutto per le organizzazioni che devono giustificare investimenti cyber non solo sul piano tecnico, ma anche su quello gestionale: meno dispersione di effort, maggiore focalizzazione sugli eventi significativi, migliore leggibilità del rischio applicativo.
In parallelo, la capacità di intercettare tempestivamente comportamenti anomali può offrire un contributo importante anche in situazioni critiche, come l’emersione di nuove vulnerabilità o la necessità di introdurre rapidamente misure compensative in attesa di remediation strutturali.
Un tema tecnico, ma anche di governance
Oggi parlare di protezione applicativa significa anche parlare di resilienza, responsabilità e governo del dato.
L’attenzione crescente su supply chain, continuità operativa, accountability e controllo delle superfici esposte rende il tema particolarmente rilevante per tutte le organizzazioni chiamate a rafforzare la propria postura di sicurezza in coerenza con i nuovi requisiti normativi e con una maggiore maturità di governance.
In questo contesto, poter contare su una filiera nazionale composta da un partner industriale come Sielte e da una realtà tecnologica italiana come Pluribus One rappresenta un elemento di valore per le aziende che vogliono coniugare innovazione, prossimità operativa, presidio del dato e maggiore controllo sui processi di sicurezza.
Non si tratta di una leva solo identitaria. Per molte organizzazioni significa anche semplificare il dialogo tra tecnologia, operation, compliance e management, riducendo la distanza tra chi sviluppa la capacità di difesa e chi deve adottarla, governarla e renderla sostenibile nel tempo.
La sicurezza applicativa come leva di affidabilità
Il punto, oggi, non è scegliere tra protezione, compliance o continuità operativa. Il punto è costruire un modello capace di tenere insieme tutti e tre questi elementi.
Le applicazioni e le API sono sempre più vicine ai processi core del business. Per questo la loro sicurezza non può essere trattata come un tema specialistico confinato al bordo dell’infrastruttura. Deve diventare parte della capacità complessiva dell’organizzazione di erogare servizi in modo affidabile, misurabile e resiliente.
È in questo spazio che si inserisce la collaborazione tra Sielte e Pluribus One: un approccio che unisce rilevamento avanzato, competenza operativa e governo del rischio applicativo, per aiutare le imprese a passare da una difesa reattiva a una protezione più consapevole e più vicina alle esigenze reali del business.
Possibilità di un confronto tecnico sulle esigenze specifiche
Per le organizzazioni che vogliono comprendere meglio il proprio livello di esposizione su applicazioni web e API, Sielte e Pluribus One mettono a disposizione un confronto tecnico dedicato per analizzare casi d’uso, criticità operative e possibili aree di miglioramento nella protezione applicativa.
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L'articolo NIS2, API e business logic abuse: perché oggi la protezione applicativa richiede più di un Web Application Firewall sembra essere il primo su CyberSecurity Italia.
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