Crescono gli interrogativi sugli “smart glasses“, per le possibili violazioni dei principi fondamentali comunitari come quello del consenso informato.
Il confronto sulla privacy in Unione Europea, tra i piani delle Big Tech e le istanze dei cittadini rischia di giocarsi su un nuovo tavolo, quello degli “smart glasses“. Bruxelles ha infatti messo nel mirino gli “occhiali intelligenti“, dotati di telecamere integrate.
Questi occhiali – che registrano immagini e video – sono ormai nel mirino di legislatori e autorità di regolamentazione europee. Secondo POLITICO, in effetti, si sono moltiplicati i dubbi sulla compatibilità di questi dispositivi con le rigide normative europee in materia di protezione dei dati personali.
Numero attivisti per la privacy hanno infatti sottolineato la possibile violazione di principi fondamentali del diritto comunitario, come quello del consenso informato. Le persone riprese dalle telecamere integrate, infatti, “non hanno spesso alcuna possibilità concreta di opporsi alla raccolta e al trattamento delle proprie immagini e dei propri dati“.
Il dibattito
A inizio anno, alcuni media svedesi hanno rivelato che collaboratori esterni di Meta in Kenya stavano esaminando filmati definiti “profondamente privati” registrati dagli occhiali dell’azienda. L’obiettivo, sempre secondo POLITICO, era quello di etichettare i contenuti per addestrare modelli di AI.
Proprio sul tema della gestione di questi dati, Veronika Cifrová Ostrihoňová, eurodeputata del gruppo liberale Renew Europe ha sottolineato la necessità di agire in questo senso.
Così Ostrihoňová: “Serve una qualche forma di limite. Queste tecnologie potrebbero compromettere la privacy dei cittadini o colpire in modo indesiderato categorie particolarmente vulnerabili, come le donne“. Il gruppo Renew ha già inviato una richiesta formale alla Commissione Europea per valutare possibili interventi normativi a livello comunitario.
Anche le autorità nazionali per la protezione dei dati esprimono crescente preoccupazione. “I rischi sono elevati“, ha affermato Eric Leijonram, Direttore generale dell’autorità svedese per la protezione dei dati personali.
Leijonram ha poi sottolineato: “Serve un confronto pubblico. Dobbiamo assicurarci che questa tecnologia sia compatibile con la nostra società. Le persone devono poter capire chiaramente quando vengono filmate o registrate“.
Il possibile confronto geo-economico con gli Usa
In un’ottica geo-economica, le tensioni sulla privacy potrebbero arrivare fino al punto di complicare la diffusione in Europa degli “smart glasses” di Meta. Occhiali, che sono considerati uno dei prodotti di punta dell’azienda.
Uno scenario che rischia di creare nuove frizioni con gli Usa, la cui Amministrazione ha spesso accusato l’Unione Europea delle restrizioni al commercio nei confronti delle aziende di Washington. In particolare, attraverso “normative che penalizzano in modo sproporzionato le grandi aziende tecnologiche americane“.
Le analisi del Comitato europeo per la protezione dei dati
Nel frattempo, il Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB), che riunisce le autorità garanti della privacy dei Paesi membri, ha avviato uno studio specifico sul tema. Secondo la Presidente Anu Talus, il rapporto dovrebbe essere completato entro l’estate e costituirà la base per eventuali iniziative future.
Tuttavia, alcuni osservatori ritengono che le istituzioni europee si stiano muovendo con eccessiva lentezza. Per questo motivo, associazioni e gruppi per i diritti digitali stanno già promuovendo campagne e iniziative autonome per limitare l’uso di queste tecnologie e garantire maggiori tutele ai cittadini.
Con l’avanzare dell’AI e dei dispositivi indossabili, la sfida sarà trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica e diritto alla riservatezza. Il tutto, senza cancellare i diritti e le garanzie previste dalle norme europee.
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