Il nuovo sondaggio dell’Eurobarometro, pubblicato dalla Commissione Europea, certifica come gli ambienti di lavoro siano spesso un grande teatro di rischio.
In UE tre lavoratori su quattro sono esposti alle minacce informatiche. In particolare attraverso email o link sospetti. Lo certifica il nuovo sondaggio Eurobarometro pubblicato oggi dalla Commissione Europea. Verso ottobre, “il Mese europeo della cybersicurezza” in tutti i 27 Paesi UE, emerge “il divario tra consapevolezza e comportamenti quotidiani“.
Materialmente il problema è che seppur di fronte alla conoscenza di certi fenomeni illeciti, rischiosi, non sempre si agisce conseguentemente, cautelandosi.
Il phishing, sottolinea la Commissione, resta la minaccia più frequente. Il 39% degli intervistati ha infatti dichiarato di aver incontrato messaggi o siti web fraudolenti progettati per rubare dati o ottenere accessi non autorizzati. Seguono i tentativi di sottrarre dati personali (18%) e password (16%), gli attacchi malware (17%). In crescita le truffe generate dall’intelligenza artificiale, che il 15% degli intervistati ha evidenziato.
La differenza tra rischio e azione
Il sondaggio ha dunque evidenziato un paradosso. Questo il problema: “L’83% dei lavoratori considera gravi le potenziali conseguenze di un attacco informatico. Tuttavia, solo il 48% afferma di essere in grado di riconoscere un video falso generato dall’AI“.
Anche nelle pratiche quotidiane si registra una distanza tra ciò che gli utenti sanno e ciò che effettivamente fanno. Il 76% considera rischioso cliccare su un link senza controllare il mittente e il 74% ritiene pericoloso utilizzare la stessa password per gli account personali e professionali. Il 69% riconosce inoltre i rischi legati alla condivisione di informazioni di lavoro sui social network.
Ma quando si passa dalla consapevolezza all’azione, le percentuali diminuiscono: il 72% dice di saper riconoscere un’e-mail sospetta, ma soltanto il 54% controlla il mittente prima di aprire un link. Ancora più bassa è la quota di chi dichiara di bloccare sempre il computer quando si allontana dalla propria postazione. Solo il 50%.
Solo il 60% ha ricevuto formazione nell’ultimo anno
Proprio per questo è fondamentale la formazione, a partire dai lavoratori più giovani. Soprattutto nella fascia 15-24 anni, ha rimarcato la Commissione, “per i quali la formazione sulla cybersecurity diventa un elemento centrale“.
Per le aziende, il quadro evidenzia ulteriori “margini di miglioramento“. Nonostante l’elevato interesse in materia, solo il 60% dei lavoratori dichiara di aver ricevuto una formazione sulla cybersecurity nell’ultimo anno. La partecipazione, tuttavia, diminuisce sensibilmente nelle organizzazioni più piccole. Queste ultime spesso faticano nel trovare “personale adeguatamente qualificato“.
In generale, dunque, nel momento in cui aumentano gli investimenti comunitari in sicurezza cyber, Bruxelles lancia un messaggio. “La consapevolezza del rischio è ormai diffusa, ma non basta“. Sono fondamentali i comportamenti quotidiani, nel momento in cui attacchi cyber e truffe sono sempre più sofisticati. In tal senso, ribadisce la Commissione, “la sicurezza informatica è sempre più una competenza trasversale che riguarda ogni lavoratore e ogni organizzazione“.
Un tema, quest’ultimo, che ha evidenziato anche Henna Virkkunen, Vice-Presidente Esecutiva della Commissione Europea per la Sovranità Tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia. Questo il suo commento al sondaggio: “Una buona prevenzione informatica, come l’uso di password complesse, il controllo dei mittenti prima di aprire link e la segnalazione di messaggi sospetti, deve diventare parte delle pratiche di tutti i giorni“.
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