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Stretto di Hormuz, l’Iran annuncia: “Sequestrato un veicolo sottomarino a controllo remoto (UROV) degli Usa”

Stretto di Hormuz, l’Iran annuncia: “Sequestrato un veicolo sottomarino a controllo remoto (UROV) degli Usa”

Si tratterebbe del secondo UROV che la Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha sequestrato alle Forze Armate statunitensi nello Stretto di Hormuz. Gli Usa hanno tuttavia smentito.

Non solo il sequestro delle petroliere ma anche di un altro sottomarino a controllo remoto (UROV) degli Usa, così la Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica rivendica il pieno controllo dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran.

Secondo l’IRGC, “il mezzo sarebbe stato individuato durante un’operazione di intelligence e successivamente catturato attraverso un’azione coordinata che avrebbe impiegato anche capacità di guerra elettronica“. Teheran ha identificato il veicolo nel modello Remus 600.

Washington ha tuttavia contestato formalmente questa versione. Secondo Euronews, dopo l’annuncio iraniano il CENTCOM (il Comando Usa responsabile delle operazioni militari in Medio Oriente), ha negato la cattura. Il portavoce Tim Hawkins aveva dichiarato che gli Usa mantenevano “il controllo dei propri asset operativi“.

Il Remus 600

Il Remus 600 è un veicolo subacqueo autonomo progettato per operare senza equipaggio. Sistemi di questo tipo possono operare in diverse missioni. Tra queste sorveglianza, raccolta di informazioni, mappatura dei fondali, ricerca di mine e ispezione di infrastrutture subacquee.

In particolare, il Remus 600 può operare fino a circa 600 metri di profondità ed è dotato di un’architettura modulare che consente di configurare sensori e strumenti in funzione della missione. L’Iran ha confermato il trasferimento del vettore. I tecnici di Teheran dovranno – nel caso di una effettiva cattura – recuperare e analizzare i dati contenuti nel sistema.

Non solo un valore simbolico

Operazioni di questo tipo non hanno soltanto un risvolto simbolico, visto il valore della tecnologia e i suoi sviluppi, in particolare per il settore della Difesa.

Per il 2025, secondo MarketsandMarkets, il mercato globale dei veicoli subacquei a controllo remoto (ROV, Remotely Operated Vehicles) si può stimare nell’ordine di 2-3 miliardi di dollari in senso generale. Una stima specifica lo quantifica in 2,80 miliardi di USD, con previsione di 4,08 miliardi nel 2030 e crescita annua composta del 7,8%. Nel momento in cui un Paese entra in possesso di un veicolo di un suo rivale, lo può studiare, cercando di replicarne gli aspetti più avanzati.

Si possono anche creare nuove catene del valore, costruite sulla sinergia tra le competenze, le materie prime e il prodotto finale. Ecco dunque perché casi simili hanno un risvolto diretto sulla Sicurezza Nazionale.

L’impiego e la contestata cattura di sistemi subacquei autonomi aggiungono così una nuova dimensione al confronto. Quella che gli esperti definiscono “guerra sottomarina senza equipaggio“. Un nuovo terreno di confronto dove intelligence, sorveglianza dei fondali, guerra elettronica e protezione delle infrastrutture marittime diventano elementi sempre più strategici.

Di questi temi si parlerà nel corso della 3^ edizione di Space & Underwater, la conferenza internazionale organizzata e promossa da Cybersecurity Italia in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), che si terrà il prossimo 1° dicembre presso l’Auditorium “Luigi Broglio” a Roma

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