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La Tunisia “depenalizza” il cybercrime. “Accolte” (parzialmente) le proteste delle associazioni per i diritti umani

La Tunisia “depenalizza” il cybercrime. “Accolte” (parzialmente) le proteste delle associazioni per i diritti umani

Dopo anni di proteste il Presidente tunisino Kais Saied ha deliberato una modifica alla legislazione sui reati informatici. Da anni, infatti, quest’ultima era oggetto di forti critiche per via del suo impianto fortemente repressivo.

Il Presidente della Tunisia Kais Saied ha deliberato, con la firma mercoledì scorso di un emendamento, la modifica della normativa sul cybercrime (Decreto Legge 2022-54). Era da tempo nel mirino delle associazioni per i diritti umani che la consideravano “liberticida“.

L’impianto normativo in materia, con l’inasprimento delle sanzioni, era entrato in vigore nel 2022, trovando una fortissima opposizione da parte della società civile. La decisione è arrivata poche ore dopo le rinnovate, grandi manifestazioni. Guidate dal sindacato UGTT, queste ultime si schieravano contro “l’apparato repressivo“, reiterando l’opposizione a norme viste come “restrizioni ai diritti e alle libertà“.

Di base la nuova impostazione prevederà “più multe e meno carcere“. Questo, almeno vale per le prime violazioni. Gli analisti e gli osservatori internazionali hanno sottolineato come si sia trattato di uno dei rari passi indietro da parte di Saied.

In carica dal 2019, il Presidente tunisino è oggetto di polemiche dal 2021 – soprattutto all’estero – ed è al centro di un duro confronto con il Parlamento. Anche per questo è accusato di “derive autoritarie“. Dal 2022 il Paese nordafricano è una Repubblica presidenziale, con un esecutivo molto più forte.

I “punti critici” della normativa

In vigore da settembre 2022, il Decreto Legge 2022-54 – nel suo impianto originario – prevedeva pesanti pene detentive per chi diffondeva “notizie false“. Le autorità di Tunisi avrebbero rafforzato la loro capacità di monitorare l’uso di Internet da parte dei cittadini e nel raccogliere dati personali. Il tutto, per migliorare “i livelli di sicurezza“.

Il problema, sottolineava Amnesty International, “era la mancanza di limiti e condizioni chiare per l’approvazione delle misure di sorveglianza e raccolta dei dati“.

Ai sensi degli articoli 9 e 10, per esempio, le autorità giudiziarie potevano “ordinare la sorveglianza dell’uso di Internet da parte dei cittadini e la raccolta dei loro dati personali relativi alle telecomunicazioni presso i fornitori di servizi“.

Misure per accertare “la verità” (“pouvant aider à révéler la vérité“, la struttura originale in francese) o necessarie “alle indagini” su un presunto reato. Questa la giustificazione formale. Ai sensi dell’articolo 35, le autorità tunisine potevano poi condividere tali dati con Governi stranieri.

L’articolo 9 conferiva inoltre a determinati membri della polizia giudiziaria il potere di ordinare il monitoraggio del traffico Internet e il sequestro di dati e dispositivi. Bastava un’autorizzazione scritta la provenienza e le responsabilità dell’atto restavano incerte. Si evidenzia, sottolineavano i critici, come attivisti e giornalisti, fossero particolarmente esposti.

Multe al posto del carcere per le prime violazioni

Con l’emendamento, per alcune violazioni commesse per la prima volta – le cui pene detentive potevano arrivare fino a 10 anni di carcere – si passa ad una multa. Le sanzioni economiche possono variare tra 10mila e 20mila dinari tunisini, equivalenti a circa 3.370-6.740 dollari. Per chi reitera il medesimo reato sono invece previsti sei mesi di carcere e una multa di 50mila dinari.

La normativa precedente prevedeva pene molto più severe quando il bersaglio dell’attività illecita era un funzionario pubblico o una persona considerata equivalente. La pena era di 10 anni di reclusione e a una multa di 100mila dinari.

La riduzione delle pene previste dalla normativa sui reati informatici, evidenzia la Reuters, si inserisce quindi in un quadro più ampio di confronto tra il Governo tunisino e le organizzazioni per la privacy e le libertà individuali. In ogni caso, al netto delle modifiche per alcuni degli aspetti più severi della legge, la normativa resta in vigore. Così come continuano a produrre i loro effetti le sanzioni previste per le violazioni ripetute.

Per approfondire

  • Consulta il Decreto-Legge 2022-54 in PDF.
  • Leggi l’analisi “Tunisia: Cybercrime law investigations expose new threats to freedom of expression” di Amnesty International.

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