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Kelp DAO, hacker criminali nordcoreani rubano 290 milioni di dollari in criptovalute. È il furto più grande da inizio anno

Kelp DAO, hacker criminali nordcoreani rubano 290 milioni di dollari in criptovalute. È il furto più grande da inizio anno

Gli hacker criminali nordcoreano avrebbero portato a termine un altro colpo milionario in criptovalute.

Un furto da 290 milioni di dollari in criptovalute da Kelp DAO, sarebbe questo l’ultimo “record” degli hacker criminali nordcoreani. Kelp DAO è un protocollo che consente agli utenti di ottenere rendimenti su investimenti crypto inattivi.

Secondo quanto hanno sottolineato esperti di sicurezza cyber, “si è trattato del più grande furto di criptovalute registrato dall’inizio dell’anno“. Il tutto, “dopo un precedente attacco avvenuto ad aprile contro l’exchange Drift, che aveva fruttato ai criminali circa 285 milioni di dollari“.

Già lunedì sera, il progetto LayerZero — tra quelli colpiti dall’attacco — ha puntato il dito contro Pyongyang, con l’accusa “di essere dietro il colpo“.

La dinamica dell’attacco cyber

Secondo quanto ha pubblicato su X, LayerZero ha spiegato: “Gli hacker criminali hanno sfruttato Kelp DAO attraverso il bridge LayerZero. Questa è una tecnologia che consente a diverse blockchain di comunicare tra loro“. In seguito, avrebbero approfittato di una configurazione di sicurezza del protocollo che non richiedeva verifiche multiple per autorizzare le transazioni. Questo ha permesso di drenare i fondi tramite operazioni fraudolente.

L’azienda ha parlato di “indicatori preliminari” che porterebbero alla Corea del Nord, in particolare al gruppo di hacker criminali noto come TraderTraitor, specializzato in attacchi al settore crypto. Kelp DAO, dal canto suo, ha respinto le accuse, attribuendo la responsabilità del furto proprio a LayerZero.

Perché i crimini informatici sono una fonte di reddito per la Corea del Nord

I gruppi di hacker criminali legati alla Corea del Nord hanno rubato più criptovalute di chiunque altro nel 2025. L’incasso totale si aggirerebbe sui 2 miliardi di dollari. Questa cifra ha rappresentato un aumento del 51% rispetto all’anno precedente. La fetta di asset digitali che hanno sottratto rappresenta il 60 per cento del totale dei furti a livello mondiale. Per una quota, pari a circa 3,4 miliardi di dollari nel 2025“.

Su tale materia, l’Avvenire ha riportato alcune stime di un gruppo di esperti delle Nazioni Unite. Secondo loro – nel periodo che va dal 2017 al 2023 – la Corea del Nord avrebbe sottratto “asset virtuali per un valore di 3 miliardi di dollari tramite 58 attacchi informatici su piattaforme di criptovaluta“.

L’obiettivo di queste operazioni cyber è spesso quello di ottenere risorse. Il tutto, sia per accrescere il bilancio statale che per aggirare le stesse sanzioni, finanziando il programma nucleare del Paese.

In questi termini, il Governo del Paese asiatico ha iniziato a sviluppare moderne capacità informatiche già a metà degli anni ’90. Da allora, esistono diversi corsi di formazione informatica presso le università di Pyongyang, all’interno di un sistema di “addestramento” che dura anni.

Investimenti sono arrivati anche nelle infrastrutture delle telecomunicazioni, sempre per massimizzare il loro potenziale informatico operativo.

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