Il CEO di Anthropic tra scontro con il Pentagono, vulnerabilità zero-day e timori su lavoro e sicurezza. Per Amodei “Modelli open-source e sviluppatori, in particolare in Cina, potrebbero replicare capacità simili a Mythos entro sei-dodici mesi”.
“Non voglio che l’AI venga usata contro la nostra stessa gente”. Con questa posizione, espressa in un’intervista al Financial Times, Dario Amodei, CEO di Anthropic, riporta al centro il tema più delicato dell’intelligenza artificiale: il suo utilizzo in ambito militare e di sicurezza interna. Una linea che ha aperto un fronte di tensione con ambienti governativi statunitensi, con l’ex presidente Donald Trump che ha definito i vertici dell’azienda “pazzi radicali di sinistra” per aver contestato l’uso della tecnologia per la sorveglianza di massa o per sistemi d’arma completamente autonomi.
Anthropic si dice favorevole all’utilizzo dell’AI da parte del governo, ma pone un limite chiaro: nessun impiego che possa risultare antidemocratico o rivolto contro i cittadini. Una posizione che si inserisce anche nel contenzioso legale con il Pentagono, dopo la classificazione dell’azienda a“rischio per la catena di approvvigionamento”. Il Dipartimento della Difesa, dal canto suo, sostiene che le aziende debbano accettare tutti gli usi “legittimi” della tecnologia.
Claude Mythos e il terremoto nella cybersicurezza
A scuotere il settore è stato il rilascio controllato del modelloClaude Mythos Preview. Secondo Anthropic, il sistema è stato in grado di individuare migliaia di vulnerabilità zero-day – finora sconosciute – in sistemi operativi e browser, alcune risalenti a oltre 25 anni fa. Un risultato che ha attivato immediatamente interlocuzioni urgenti tra istituzioni e grandi operatori, in particolare nel settore finanziario, per mettere in sicurezza le infrastrutture critiche.
Parallelamente, Anthropic ha lanciato Project Glasswing, una collaborazione con oltre 40 organizzazioni – tra cui Amazon, Apple e Microsoft – per identificare e correggere vulnerabilità informatiche su larga scala. Tuttavia, la stessa azienda è finita sotto osservazione per la fuga di parte del proprio codice, segnalando come il rischio non sia solo esterno.
Amodei riconosce che i vantaggi tecnologici potrebbero essere temporanei. Modelli open-source e sviluppatori, in particolare in Cina, potrebbero replicare capacità simili a Mythos entro sei-dodici mesi. Da qui l’urgenza, secondo il CEO, di un coordinamento tra democrazie per utilizzare l’AI anche come strumento di bilanciamento geopolitico nei confronti di attori come Russia e Cina.
Amodei: “Bisogna regolare l’AI come abbiamo fatto con auto e aerei”
Per questo Amodei insiste sulla necessità di una regolamentazione strutturata, paragonabile a quella di settori come automotive e aviazione. Tecnologie ad alto impatto economico e sociale, ma soggette a standard rigorosi. Anthropic ha già sostenuto iniziative politiche in questa direzione, anche attraverso finanziamenti a organizzazioni che promuovono norme più stringenti.
Il modello proposto è quello di una governance condivisa: aziende, governi e società civile chiamati a collaborare per definire regole e sistemi di controllo. Un equilibrio che, secondo Amodei, è essenziale per evitare che una singola azienda o un singolo Stato possa concentrare troppo potere su tecnologie ormai assimilabili a infrastrutture critiche.
Amodei: “Fino al 50% dei ruoli entry-level a rischio entro cinque anni”
Infine sul fronte lavorativo e occupazionale Amodei ribadisce una previsione negativa: fino al 50% dei lavori impiegatizi entry-level potrebbe scomparire entro cinque anni. Una trasformazione che rischia di generare shock occupazionali significativi.
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— TFTC (@TFTC21) April 17, 2026
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